
Thelonious Monk:
Criss-Cross & Straight, no chaser
Aspetto Artistico
Il jazz si alimenta dei propri miti, dei personaggi che hanno contribuito al riconoscimento dell'unicità artistica di questa musica, non a torto riconosciuta come la musica classica del diciannovesimo secolo. Tali personaggi sono totalmente legati alla definizione stessa di jazz ed i loro nomi lo rappresentano appieno; Thelonious Monk è, ineluttabilmente, uno di questi. Nell'olimpo dei grandi del jazz egli appare tuttavia come un qualcosa di difficilmente inquadrabile in qualsivoglia corrente stilistica. La frequentazione degli stessi ambienti dei boppers lo ha, di fatto, accomunato per lungo tempo a tale corrente; la partecipazione alle loro sessions in compagnia di Parker e di Gillespie né ha erroneamente rafforzato la convinzione. E' però evidente che la musica di Monk sia un qualcosa di completamente indipendente, un universo in espansione creato dall'interno, col quale gli altri universi possono solo interagire in modo superficiale, un universo che solo pochissimi sono riusciti a penetrare in modo più completo ed in totale armonia. Anche un pianista del calibro di Bud Powell, pur avendo sviluppato un proprio mondo espressivo fu completamente soggiogato dalla sconcertante personalità artistica di Monk, al punto di farne un grande punto di riferimento. Non va trascurato il fatto che Monk sia stato, assieme ad Ellington, uno dei compositori più geniali e più riproposti; non esiste probabilmente un solo jazzista che non si sia misurato con composizioni di Monk. Tra i jazzisti che più possiamo rassomigliare a Thelonious vi è certamente Sonny Rollins; anch'esso è, infatti, un caso di musicista difficilmente classificabile e, alla pari di Monk, può vantare un cosmo espressivo già compiuto e perfettamente a se stante. Non è un caso se la collaborazione tra i due sia stata artisticamente molto proficua: lo sviluppo della tematica improvisativa, con frequenti richiami alla melodia di base ma con frequenti allontanamenti, un percorso fatto di angoli vivi e la mancanza dei fittissimi, virtuosistici sviluppi dell'improvvisazione beboppistica, fa della loro arte jazzistica un qualcosa di assolutamente originale. Un altro gigante che produsse con Monk una musica notevolissima fu Coltrane, che ammise di persona quale grande lezione potesse essere il suonare con lui. Ma bisogna andare ancora avanti negli anni per trovare un altro sassofonista che con Monk sviluppò un'intesa perfetta. Dal 1958 Monk suonò per lo più con un proprio quartetto stabile, che accolse ('59) per molti anni (fino al '71) Charlie Rouse, uno splendido sax tenore che riuscì a compenetrare come nessun altro l'universo musicale monkiano. Tra i due si sviluppò una specie di empatia, una convivenza simbiotica che diede alla musica di Monk un senso di completezza e alla sua opera una definitiva consacrazione. Dopo la separazione da Rouse la parabola artistica di Thelonious Monk può dirsi conclusa, l'aggravarsi delle sue condizioni psicofisiche lo costringono al ritiro e, dopo sette anni di totale isolamento, nel 1984 muore a causa di un'emorragia cerebrale, lasciando il jazz orfano di uno dei suoi più grandi interpreti ma ricco, ricchissimo di tanti tesori almeno quante furono le sue composizioni o le sue interpretazioni.
Sia Criss-Cross sia Straight, No Chaser appartengono al periodo del quartetto con Rouse e, come potrete notare, non sono entrato, di proposito, nel merito dell'analisi dei brani. Ho preferito rendere omaggio a quello che io considero uno dei più grandi personaggi in assoluto ricordandolo in modo più globale e decantandone i suoi enormi meriti. La conseguenza del mio pensiero è che TUTTI i dischi, siano essi analogici o digitali, dove vi è anche una parte del genio di Monk siano imperdibili e straordinari e certamente i due titoli in questione non fanno eccezione. Sia gloria all'arte suprema di Thelonious Monk!!!
Osvaldo Uccheddu © 2001
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