
Aspetto Artistico
Parlare di Davis è come parlare della storia stessa del jazz. Davis è uno dei pochi artisti riconosciuti come grandi capiscuola, in compagnia di personalità altrettanto mitiche, quali sono Charlie Parker, Louis Armstrong, John Coltrane, Thelonious Monk e Duke Ellington. Egli non fu un personaggio di svolta come i primi tre ma, più semplicemente, uno che sviscerò gli aspetti più profondi del jazz, dal be-bop in poi, arricchendoli con la propria, inconfondibile personalità. Nato nel 1926 nello stato dell'Illinois e figlio di una famiglia agiata, Davis fu incoraggiato alla musica dal padre, che gli regalò una tromba: aveva 13 anni e solo due anni dopo era già un professionista. L'incontro con Parker e Gillespie avvenne nel '44 ma fu il primo di loro a folgorare il giovane Miles, che ne fece il proprio punto di riferimento. Quando Davis entrò nel quintetto di Bird, ebbe immediatamente la misura della propria insufficiente tecnica strumentale; tuttavia già dai primi assolo si poteva avvertire un modo nuovo di suonare lo strumento, pur nella non strabiliante tecnica che non era affatto immune da stecche. Ciò che stupiva era la capacità di costruzione dell'assolo, già un suo marchio di fabbrica. Si dice che la valorizzazione dei propri limiti tecnici (il registro alto non era il suo forte) fu anche merito di Gillespie, che lo incoraggiò a concentrarsi su ciò che più sentiva e cioè il registro medio. Anche la non stupefacente velocità esecutiva spinse Davis ad elaborare quel bellissimo sound per cui è rimasto famoso; un suono pieno e teso, caratterizzato dall'uso frequente della sordina, per mezzo del quale creava delle atmosfere di intensa liricità, eliminando ogni nota superflua, in una mirabile sintesi lessicale. Egli era quindi un'eccezione nel panorama dei supervirtuosi del be-bop, ma un'eccezione che fece scuola. Oggi molti hanno assimilato la sua lezione suprema: la capacità di raccontare qualcosa non è appannaggio dei più tecnicamente dotati, non basta essere un virtuoso (così come non basta essere un brocco) per saper fare musica. Quel che è indispensabile è avere qualcosa di profondo da dire, possedere la necessità di tirar fuori dal profondo del proprio essere degli stati d'animo per poterli comunicare a chi ascolta. Miles Davis è stato tutto questo ed anche più: le varie svolte o meglio, i vari approfondimenti, e cito il periodo cool (con Gil Evans ed organici inconsueti ricchi di fiati), il periodo hard (che vide la nascita del mitico quintetto davisiano) ed il periodo "elettrico", hanno tutti in comune la stessa travolgente urgenza espressiva. "Kind Of Blue" è un po' il manifesto del secondo periodo, quello che testimonia della svolta modale; il risultato (ricordo che il sistema tonale è organizzato su centri armonici mentre quello modale fa riferimento a delle scale chiamate appunto "modi") è una maggiore libertà melodica che, svincolata da una gabbia armonica più o meno costrittiva, favorisce l'estro improvvisativo dello strumentista. Risulta abbastanza evidente il contributo che diede a tale approccio il pianista Bill Evans, straordinario melodizzatore e fine armonizzatore. La formazione che nel '59 entrò in sala di registrazione per dar vita a Kind of Blue era composta, oltre che da Davis, da John Coltrane (sax tenore), "Cannonbal" Adderley (sax contralto), Bill Evans (pianoforte, sostituito da Wynton Kelly nel solo brano "Freddie Freeloader"), Paul Chambers (c.basso) e Jimmy Cobb (batteria).
L'ascolto di Kind of Blue è, già al primo brano (il bellissimo So What), indicativo della meravigliosa atmosfera che si percepisce: l'assolo di Miles, rarefatto e "largo" ma di estrema e raffinata sintesi, contrasta a meraviglia con quello di Coltrane, assai più eloquente e pieno, quasi torrenziale come sua abitudine. Questo è un costante leit-motiv del gruppo davinsiano; l'assoluta diversità stilistica dei due giganti del jazz, proprio quella che, ben lungi da essere un problema, contribuì alla creazione di questa splendida pagina di jazz. Il timbro penetrante della sordina di Davis ammalia anche in Freddie Freeloader, facendo da perfetto contraltare all'assolo di Coltrane, al solito stupefacente per inesauribile verve narrativa; la presenza di Kelly da al sound un'impronta più "nera" se vogliamo, più lontana dalla raffinata dizione evansiana ma piacevolmente sanguigna. Tutte queste sensazioni vengono decuplicate quando si ascolta "Blue In Green": l'assolo di Davis è assolutamente da pelle d'oca, dotato di un'emozionalità senza limiti, che ci fa capire quanto questi si esaltasse al cospetto di tempi larghi. Questa perla viene arricchita dalla stupenda sensibilità artistica di Bill Evans, autore di preziosi quanto delicati interventi e inventore della bellissima chiusura del brano, di struggente dolcezza.
La struttura modale di "All Blues" è, ancora una volta, il punto di partenza per i voli della tromba di Davis e per il sax di Coltrane e di Adderley: gli assolo sono tutti da antologia jazzistica e "All Blues", con i suoi quasi 12 minuti, è il brano più lungo dell'intera seduta e ben si presta ai ripetuti interventi solistici. La sua diafana, impalpabile materia sonora, evidenziata dall'esposizione del tema a più voci lascia quasi frastornati. Il brano di chiusura è il bellissimo "Flamenco Sketches" e su esso sono innestati episodi solistici di pregnante bellezza che chiudono l'album, lasciando chi ha la fortuna di saper ancora ascoltare la Musica, in un sogno, in un volo onorico dal quale è spiacevole svegliarsi. Questo è il vero JAZZ.
Osvaldo Uccheddu © 2001
Le edizioni
Il master originale è di eccellente livello e così di questo disco si possono trovare varie edizioni a vari prezzi. Certamente la migliore disponibile è quella Classic Records su vinile da 200gr. Quiex-SV-P (velocità corretta) con codice CS-8163Q: imperdibile! Quella a 45rpm è molto richiesta e quotata (fuori produzione da moltissimo tempo), come anche quella doppia da 180gr. (velocità standard e velocità corretta). Ancora precedente la versione 180gr standard sempre Classic Records. A novembre 2002 sono stati prodotti n.100 esemplari con vinile BLU. Edizione quotatissima presso i collezionisti.
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