Billie Holiday:

Lady in Satin

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Aspetto Artistico

Eleanora Fagan nacque a Philadelphia il 7 Aprile del 1915. Morì a New York il 17 Luglio 1959. Fu soprannominata "Billie" dal secondo marito della madre (Clarence Holiday), perché pestava come un ragazzo. Canzonata, successivamente, "Lady" dalle sue colleghe in un locale di Harlem, perché si rifiutava di raccogliere le mance come facevano loro: alzando le sottane ed afferrando con le cosce le banconote che i clienti poggiavano sui bordi dei tavoli. E Lester Young, che era specializzato nel trovare nomignoli da appioppare a chiunque, anni dopo, la consacrò come "Lady Day" perché lo trovò assonante con "Holi-day".

Billie ebbe una vita durissima: violentata a soli 10 anni. Prostituta a 15. Incarcerata per la prima volta a 22 per uso e detenzione di eroina. La sua vita fu una continua sofferenza. Usata, sfruttata ed abbandonata dallo show biz e da tutti i suoi uomini. Non da ultimo ferocemente discriminata per il suo colore.

Artisticamente un genio! È lei che, con il suo nuovo modo di usare la voce, impresse una svolta al Jazz cantato. Del resto lei stessa che ce lo rivela: <<Io non mi figuro di cantare. Io mi sento come se suonassi uno strumento a fiato. Cerco d'improvvisare come Les Young, come Louis Armstrong, o qualcun altro che ammiro. Quello che esce fuori è ciò che sento. Non mi va di cantare una canzone così com'è. Devo cambiarla alla mia maniera è tutto quel che so>>.

Tutti sono concordi nel ritenere sublimi i suoi lavori degli anni '30 e '40. specialmente quelli svolti in collaborazione con i suoi amici Teddy Wilson al piano e Lester Young al sax tenore. Immortali le sue interpretazioni di: my old flame; embraceable you; strange fruit.

LADY IN SATIN invece è diverso! In questo lavoro Billie è "vecchia", stanca, provata. Ma <<I want this album more than anything else, and I want it to be good>> afferma. Morirà pochi mesi dopo.

La sua voce ha ormai perso quasi tutto lo smalto di un tempo, è rauca e poco estesa se non in basso, ma intensa in modo straordinario. È qualcosa che tocca il cuore. Lo confesso: il primo brano del disco (I'm Fool To Want You) mi ha commosso fino alle lacrime. Tutta la sua vita, le sue lacrime, le sue piaghe e cicatrici sono lì, ancora sanguinanti, nella sua voce! Il resto l'ho ascoltato (e lo riascolto ogni volta) trasportato da un raro sentimento di tenerezza. La qualità artistica è molto elevata. Non è la Lady Day degli anni ruggenti, ma la Lady Day della consapevolezza, della rassegnata sofferenza eppure della lotta, della ribellione al destino. Una testimonianza imperdibile di come si possa continuare a cantare nonostante tutto.

Un accenno su Ray Ellis e la sua orchestra: bravini, buoni per una bella colonna sonora, per un ballo importante. Ma con la Holiday non c'entrano molto. Sono come la nutella sulla bruschetta. Come i cavolfiori nel Whisky, come una banana al posto del cacciavite.

Il conflitto fra le molli leggerezze forzatamente jazzy di Ray e la profonda, intensa umanità espressa dalla cantante contrastano costantemente, ma non in maniera tale da offendere in qualche modo il godimento all'ascolto. Anzi, questo disco si fa ascoltare piacevolmente pure in sottofondo ed anche dai non fanatici del Jazz.

Antonio Scanferlato © 2002

After years on Norman Granz's Clef/Norgran/Verve group of labels, and impressed by arrangements she had heard by Ray Ellis, Holiday cut this album for Columbia in 1959. The results are a very smooth, velvety set of tunes that go down like a twelve year old single-malt Scotch.

 

Le edizioni

La bella versione 45rpm Classic Recods è andata rapidamente esaurita. Tuttavia, rimane disponibile la versione 180gr col codice CS-8048. Raccomandato.

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